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PIANO OPERATIVO REGIONALE

L’attuazione del Programma Triennale della Formazione Professionale

L’Atto di indirizzo della Formazione professionale 2004 -2005 si sviluppa su un arco temporale che si pone al termine del periodo di riferimento del Programma triennale della formazione1, ma del quale è ancora coerente strumento di attuazione, sia nella conferma di strategie già avviate, sia nella prosecuzione del processo di riforma della sistema regionale della formazione professionale, già previsto dalla LR 1/00 e sul quale dal 2003 si sono innestate le riforme nazionali dell’istruzione e formazione professionale, che vede quale obiettivo dinamico il raggiungimento e il mantenimento della piena occupazione della popolazione lombarda.

Tale obiettivo programmatico è stato ed è tuttora perseguito attraverso la realizzazione di azioni specifiche di ogni ambito coordinate in una logica di “sistema integrato”, attraverso la sistematica collaborazione tra Regione, Enti Locali, enti di erogazione e parti sociali. In questi anni sono stati ottenuti obiettivi sostanziali, quali:

  • il miglioramento dell’efficienza dei sistemi finalizzati alle politiche per il lavoro;
  • il potenziamento e la qualificazione dell’offerta formativa regionale, con il sostegno del sistema integrato di istruzione scolastica, universitaria, di formazione professionale al lavoro, fondati sull’approfondimento e la valorizzazione del rapporto con il territorio;
  • il raccordo degli interventi di orientamento, formazione e specializzazione professionale di competenza dei sistemi, con la conseguente realizzazione di misure volte ad invitare la partecipazione e la fruizione di tutti i cittadini al sistema dell’offerta formativa integrata (istruzione e formazione pubblica e privata) dalla prima infanzia e lungo tutto l’arco della vita.

La declinazione strategica del Fondo Unitario per la Formazione, grazie ai consistenti investimenti finanziari operati dalla Regione Lombardia con risorse comunitarie e ministeriali complementariamente a quelle proprie, ha fornito la leva e il supporto allo sviluppo della filiera della formazione, consentendo la razionalizzazione della spesa attraverso la soppressione della gestione di modelli separati e favorendo la piena realizzazione della addizionalità del Fondo Sociale Europeo, principio cardine della programmazione comunitaria. In tale ottica risulta particolarmente significativa l’esperienza delle Sovvenzioni Globale attualmente in corso, attraverso le quali la Regione Lombardia avvalendosi di Organismi Intermediari promuove interventi di sviluppo e consolidamento a favore di imprese, di soggetti svantaggiati, pari opportunità e contrasto alla dispersione scolastica.

La programmazione integrata del Programma Triennale della formazione professionale è articolata in undici aree di intervento, ciascuna delle quali prevede degli obiettivi operativi che hanno informato, direttamente o indirettamente, ogni iniziativa promossa dalla D.G. FIL e che ad oggi risultano per lo più realizzati o in fase di realizzazione.

Gli obiettivi generali della riprogrammazione del POR

Dopo oltre un triennio di attuazione, il Programma Operativo2 della Regione Lombardia per l’Obiettivo 3 per gli anni 2000-2006, non solo ha evidenziato un ottimo livello di realizzazione in termini di avanzamento finanziario, fisico e procedurale, ma si è rivelato ancora attuale e fortemente coerente nelle sue scelte strategiche di fondo, nonostante i rilevanti mutamenti intervenuti nel frattempo nel contesto economico-sociale e nel quadro normativo generale.

Di conseguenza l’approccio adottato per la riprogrammazione di metà periodo è stato quello di salvaguardare nel suo complesso l’impianto del Programma Operativo, sia in relazione agli obiettivi che alla struttura finanziaria, provvedendo ad attualizzare e focalizzare il testo originario in funzione dell’evoluzione del contesto normativo ed economico sociale. Inoltre, si è proceduto ad uno snellimento degli interventi, in coerenza con gli orientamenti della Commissione europea in tema di semplificazione nella gestione dei Fondi strutturali e nella prospettiva di rendere ancora più efficace l’impiego delle risorse nel prossimo triennio di programmazione, ponendo in particolare le condizioni operative per un miglioramento qualitativo degli interventi da attuare.

Per i prossimi anni di programmazione la Regione Lombardia intende promuovere una serie articolata di interventi rivolti al mercato del lavoro e, più in generale, allo sviluppo delle risorse umane, individuando, nel rispetto del principio comunitario della concentrazione, alcune priorità d'intervento alle quali destinare i contributi comunitari, anche alla luce della verifica dell’efficacia degli interventi realizzati nel passato triennio e dell’entità dei fabbisogni non corrisposti.

Quale parte di un più generale intervento dei Fondi strutturali la programmazione di Fondo Sociale Europeo si integra, conformemente ai principi comunitari di integrazione e addizionalità degli interventi, con le altre misure previste dalla Comunità Europea per l'implementazione di politiche attive nel mercato del lavoro e di qualificazione delle persone, tenendo conto delle risorse e degli strumenti di cui ciascuna Regione dispone. Per queste ragioni la programmazione di Fondo Sociale Europeo risulta fortemente connesso al Piano Regionale di Sviluppo della Lombardia e al Documento di Programmazione Economica e Finanziaria Regionale, nonché al “Programma per governare la Lombardia dal 2000 al 2005” e agli obiettivi strategici della VII Legislatura e non ultimo agli interventi previsti per l'Obiettivo 2.

Un nuovo sistema

Le attività formative promosse e cofinanziate dalla Regione Lombardia negli anni hanno raggiunto un livello di articolazione e dimensione che, unito all’evoluzione dell’assetto di competenze a livello nazionale e locale ed alla forte dinamica di cambiamento disegnata nel Programma Triennale della Formazione ed impressa al quadro complessivo del sistema della formazione e dell’istruzione, impongono come necessario uno sforzo di ridisegno e ridefinizione dell’offerta formativa del sistema regionale.

Si tratta di un cambiamento profondo che, a partire dal nuovo articolo 117 della Costituzione, delinea un ambito di intervento regionale a carattere esclusivo, che spazia dall’obbligo di istruzione (14° anno di età) all’obbligo formativo, fino alla formazione superiore. Ciò è reso ancor più pressante dalla legge n. 53 del 28 marzo 2003 (Norme generali sull'istruzione e livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale): avendo la legge 53/2003 abrogato la legge 9/99 sull'obbligo scolastico, i giovani e le famiglie, al termine del I ciclo, possono operare una scelta in un’offerta formativa molto più articolata e declinata secondo metodologie ed obiettivi didattici più adeguati ai diversi fabbisogni.

Tale opportunità è stata resa pienamente fruibile nell’A.S. 2004-2005 grazie all’Accordo Quadro sottoscritto il 19 giugno 2003 cui si è dato seguito, per consentire una sostanziale sincronia con l’offerta scolastica, con le Direttive Area 2 - Diritto dovere di istruzione e formazione per 12 anni – A.F. 2004-2005 (D.G.R.16005 del 6 gennaio 2004) cui hanno fatto seguito i dispositivi di bando provinciali. In forza di una adeguata conoscenza della domanda di servizi presente, la Regione Lombardia, anche per le recenti disposizioni normative, deve procedere a strutturare la propria offerta in maniera stabile sul territorio, innanzitutto per quanto riguarda la formazione iniziale, valorizzando in questo il ruolo cardine nella programmazione territoriale svolto dalle Province.

Caratterizzazione dell’offerta al di fuori del diritto – dovere

La Regione Lombardia, nell’ambito delle proprie politiche regionali in materia di formazione, pone particolare attenzione nell’attuazione di un sistema che assicuri ai destinatari opportunità di apprendimento, formazione e aggiornamento lungo l’intero arco della loro vita lavorativa. Questo indirizzo della Regione Lombardia recepisce le indicazioni derivanti dalla normativa nazionale e dalle indicazioni della UE, che sottolineano la necessità di offrire ai lavoratori occupati e non occupati la possibilità di attuare un percorso di crescita personale, culturale e professionale che si sviluppi secondo un modello di life-long learning. Tale impostazione si attua nella programmazione di una gamma di interventi molto articolata che costituisce una delle ricchezze – e delle eccellenze – del sistema formativo lombardo. Tale ventaglio di offerte, caratterizzato da durate, obiettivi formativi e certificativi e tipologie di utenza molto vari, è anch’esso investito dalla dinamica di innovazione che le riforme sopra citate stanno provocando.

In particolare, la progressiva riforma degli ordinamenti ed il consolidamento di un sistema di Istruzione e Formazione Professionale avente reale pari dignità con il sistema dell’Istruzione liceale ed universitaria richiederanno un lavoro di analisi ed elaborazione – similare a quello citato per l’area Diritto Dovere di Istruzione e Formazione – che dovrà riguardare, oltre che l’Area 3, tanto l’Area 4 quanto l’Area 5, e financo l’Area 6, per la sua diretta connessione con la formazione degli adulti e la formazione individuale.

La definizione di una originale progressione di titoli validi a livello nazionale e comunitario, oltre che una puntuale caratterizzazione e certificazione dei crediti, dovrà essere infatti armonizzata con la necessità di continuare a garantire un’offerta flessibile immediatamente riconoscibile dall’utenza ed adattabile alle dinamiche della domanda espressa dal mercato del lavoro lombardo. Tale evoluzione delle tipologie formative, pertanto, dovrà essere attuata progressivamente e senza provocare rotture, attraverso l’applicazione di un principio generale di flessibilità che dovrà essere accompagnato all’elaborazione ed all’applicazione delle Indicazioni Regionali che dovranno essere all’uopo sviluppate.

Il sistema di formazione a domanda individuale

Come affermato, l’obiettivo generale consiste nel promuovere e strumentare l’attivazione di interventi capaci di una sempre più precisa rispondenza alla domanda dell’utenza, sia essa rappresentata dal singolo individuo quanto dalle risorse umane dell’impresa lombarda. A tale fine, nel corso dell’A.F. 2004-2005 verrà affiancata, alle modalità tradizionali di generazione dell’offerta afferente all’Area 6 (Progetti corsali e Progetti Quadro), anche una modalità sperimentale di finanziamento di interventi identificati in funzione della domanda individuale del destinatario.

La realizzazione di questo sistema richiederà alla Regione ed al parternariato istituzionale e sociale che con essa contribuisce al governo del sistema, di procedere all’identificazione, anche attraverso la generazione di un catalogo, di un un’offerta formativa adeguata in termini di qualità dei corsi e di differenziazione dell’offerta.

Il sistema di formazione a domanda individuale costituirà, a tendere, lo scheletro procedurale su cui dovrà essere sviluppato il complesso di interventi afferenti all’area dell’Educazione degli Adulti che attualmente è in discussione su numerosi tavoli tecnici nazionali e regionali e che costituirà, per importanza sociale e per rilevanza quantitativa, la quarta dimensione fondamentale dell’offerta formativa lombarda assieme alla formazione del diritto dovere, alla formazione superiore ed alla formazione continua.

Una particolare attenzione, infine, verrà riservata, nella programmazione dei dispositivi di attuazione del presente atto, alle attività formative che saranno promosse in connessione con le azioni di politica attiva del lavoro realizzate congiuntamente dall’Agenzia del Lavoro e dalle Province lombarde nell’ambito delle UPAL concentrando e massimizzando l’efficacia delle azioni promosse nei due ambiti collaterali delle politiche formative e del Fondo nazionale per l’Occupazione.

La formazione continua

La Regione Lombardia dedica risorse importanti per sviluppare e consolidare la formazione continua in considerazione del fatto che sempre più è richiesto alle persone coinvolte nei processi produttivi un continuo adattamento all’evoluzione del mercato del lavoro e del sistema economico regionale, nazionale e mondiale. Questo percorso deve essere accompagnato costantemente da momenti formativi che consentano agli individui di crescere nel tempo, di non subire i cambiamenti, ma di esserne loro stessi consapevoli protagonisti.

In Lombardia, in forza del particolare coinvolgimento delle parti sociali che si sono impegnate direttamente nella sperimentazione di un sistema di progetti-quadro di formazione continua rivolti a filiere o segmenti produttivi, si sono potute sviluppare e consolidare significative esperienze per qualificare gli interventi in una logica di sistema ricorrente, con effetti positivi sull’attuale frammentazione della domanda potenziale, per agevolare la realizzazione di progetti individuali o collettivi di formazione dei lavoratori, per rafforzare le competenze di contesto o trasversali anche a sostegno dei processi di mobilità interna ed esterna all’azienda, per favorire la formazione dei formatori.

Tale modalità di sistema potrà essere estesa, nel prossimo periodo, anche ad una programmazione unitaria, in una logica di addizionalità e concentrazione, che tenga conto di altre iniziative di formazione continua non finanziate dal FSE, quali soprattutto quelle promosse dai Fondi Interprofessionali per la formazione continua attivati a livello nazionale e regionale. Gli obiettivi e il campo di intervento della formazione continua saranno inoltre soggetti alle innovazioni richieste dai processi di riorganizzazione e rimodulazione dei rapporti di impiego e dei tempi e degli orari di lavoro (part-time, telelavoro, lavoro interinale, lavoro parasubordinato, ecc.).

I Tirocini formativi

Il tirocinio si pone elemento accomunante esperienze di apprendimento in ambiente lavorativo sia in riferimento all’istruzione di secondo grado, sia all’istruzione e formazione professionale, sia all’alta formazione, sia ai percorsi universitari. Pur nella diversità dei contesti e, in parte, delle finalità, occorre che vengano determinati alcuni elementi organizzativi e metodologici in maniera comune ai diversi ambiti e soggetti.

Le Leggi 53/03 e 30/03 aprono uno scenario rinnovato nel quale l’alternanza scuola lavoro è considerata a tutti gli effetti una metodologia di apprendimento continuo e vocazionale; un lavoro “letto” al fine di produrre apprendimenti e non immediatamente in vista del profitto individuale o aziendale. A questo proposito l’articolo 4 della 53/03, dopo aver confermato la validità dell’articolo 18 della legge 196/1997, nel quale viene fatto esplicito riferimento a “stage” e “tirocini formativi”, parla, al punto a), della possibilità di “…svolgere l'intera formazione dai 15 ai 18 anni, attraverso l'alternanza di periodi di studio e di lavoro, sotto la responsabilità dell'istituzione scolastica o formativa…”, mentre al successivo punto b) parla di “…valorizzazione delle imprese come luogo formativo…”.

I due richiami alla legge (da intendersi estensivamente alla metodologia di apprendimento in alternanza, che in funzione delle nuove produzioni normative dovrà essere riferita anche a tirocinio e apprendistato) evidenziano come la competenza configurata come scopo (lo studio) possa alternarsi alla competenza configurata come mezzo (il lavoro) e i luoghi di lavoro possano anch’essi divenire, oltre a luoghi nei quali la competenza è utilizzata quotidianamente come mezzo, anche luoghi nei quali essa viene perseguita come scopo; scopo che può appunto essere “unitariamente” perseguito alternando lo studio svolto nei luoghi dell’istruzione (aule e laboratori) allo studio svolto nei luoghi del lavoro (stage e tirocini formativi).

L’istituto del tirocinio formativo, rappresenta una preziosa opportunità per integrare le esperienze formative con una conoscenza diretta del mondo del lavoro. In particolare, sulla base dell’art. 18 della legge 196/97, i tirocini hanno avuto una diffusione grazie anche alle Convenzioni Quadro stipulate fra le strutture formative promotrici del tirocinio e le Associazioni di Rappresentanza dei datori di lavoro.

Pertanto, in coerenza con la normativa vigente, le Convenzioni Quadro con le Associazioni di Rappresentanza delle imprese costituiranno un ambito per l’attuazione di progetti territoriali che integrano attività di istruzione, formazione e stage. Il tirocinio formativo è visto come luogo sociale e cooperativo nel quale ogni soggetto in formazione si assume la diretta responsabilità di svolgere un processo lavorativo concreto, ma in condizioni di accompagnamento, affiancamento e protezione costante riguardo alla qualità sia dei prodotti da realizzare, sia dei processi lavorativi e delle relazioni interpersonali con cui realizzarli. Ciò significa produrre, potendo contare su un esperto (tutor aziendale) che aiuta, momento dopo momento, il giovane inesperto a non fare errori, da un lato intervenendo sulle sue azioni professionali (lavoro) quando fossero inadeguate e, dall’altro lato, facendogli scoprire, integrandosi anche con il tutor scolastico/formativo, le conoscenze e le abilità contenute in modo esplicito ed implicito nelle azioni professionali che è chiamato a svolgere nel suo lavoro (studio). Esso rappresenta pertanto una forma di integrazione sempre più necessaria del percorso formativo, da estendersi a tutte le tipologie di soggetti e di intervento.

 

 
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